Per ognuno dei 630 deputati e 315 senatori eletti nelle ultime elezioni, si prospetta un quinquennio da favola. Sì perché il loro stipendio mensile si aggira intorno ai 15.000 euro al mese. L'importo mensile è pari a 5.941,91 euro, al netto delle ritenute previdenziali (833,10) e assistenziali (559,54) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (1.069,35) e della ritenuta fiscale (4.030,42). Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n. 1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. E’ considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata. A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Inoltre se il parlamentare convive, al convivente, sono riconosciuti tutti i diritti di assistenza sanitaria e di reversibilità della pensione (DICO). Oltre a tutti questi soldini che vi ricordo, vengono pagati con le nostre tasse, i parlamentari godono di molti altri privilegi: TESSERA DEL CINEMA gratis, TESSERA TEATRO gratis, PISCINE E PALESTRE gratis, TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis, CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis, FERROVIE DELLO STATO gratis, AUTO BLU CON AUTISTA gratis RISTORANTE spesso gratis o a due cent. La cosa più incredibile, è che dopo appena due anni e mezzo, hanno già maturato la loro pensioncina. Si fa per dire, perché in realtà, dopo trenta mesi, questi personaggi avranno per tutto il resto della loro vita, una pensione di circa tremiladuecento euro al mese. Lo stato italiano eroga ogni mese 2.238 pensioni ad ex parlamentari (riporto l’elenco), senza considerare gli assegni di reversibilità pagati ai familiari di parlamentari defunti. In questi giorni il parlamento discute sulla possibilità di innalzare ulteriormente l’età delle pensioni. Quindi, mentre un povero cristo di cittadino deve lavorare fino a sessantacinque anni, dopo di che, se sarà ancora in vita, percepirà una pensione da fame, ai nostri dipendenti mancano pochi giorni per avere una vecchiaia tranquilla, serena e con tanti soldini in tasca.
Vi consiglio di leggere il libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: “LA CASTA”