libertà d'informazione

Nel corso di un dibattito sulla libertà di informazione in Italia, i rappresentanti dei gruppi PPE, ECR e EFD hanno ammonito dall'utilizzare l'Unione europea quale forum per risolvere le questioni di politica interna. D'altro lato, i gruppi S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL hanno chiesto alla Commissione di proporre un'ampia legislazione europea sul pluralismo dei media. Dichiarazione in nome della Commissione. Il commissario per i media, Viviane Reding, ha sottolineato che l'Unione europea ha poteri limitati nel campo della stampa scritta ma che tutti gli Stati membri hanno istituzioni proprie per risolvere eventuali problemi legati ai diritti fondamentali. Ha quindi invitato i deputati a non risolvere i problemi tramite le istituzioni europee se possono farlo a livello nazionale. Interventi in nome dei gruppi politici. Il Presidente del gruppo Popolare Europeo, Joseph Daul, condannando l'utilizzo del Parlamento quale forum per un dibattito nazionale ha sottolineato che l'Italia è un paese democratico dove l'ordinamento giuridico è rispettato. Il Parlamento non ha poteri su questa materia e non dovrebbe essere strumentalizzato per i regolamenti di conti. Per David-Maria SASSOLI, che ha parlato al nome del gruppo dei Socialisti e Democratici, l'Italia è un grande paese democratico, come dimostrato dalla sentenza di ieri della sua Corte costituzionale. Tuttavia, a suo parere, nei paesi dell'Unione il diritto di informazione dovrebbe essere garantito da standard comuni. Ha pertanto chiesto una direttiva europea con indicatori applicabili a tutti. Il leader belga del gruppo liberale Guy Verhofstadt, ha dichiarato che non dovrebbe essere negata l'esistenza di un problema. Il fatto che tre paesi dell'Unione siano stati classificati dall'organizzazione Freedom House come aventi media solo "parzialmente liberi" lo preoccupa e rende necessaria la richiesta alla Commissione di garantire il pluralismo dei media. La deputata olandese del gruppo Verde, Judith Sargentini, ha precisato che il tentativo di depennare questo dibattito dall'agenda è stato vergognoso. A causa di pressioni, i giornalisti italiani applicano l'autocensura e la democrazia italiana è diventata vulnerabile. Gli Stati membri attuali, come quelli in via di adesione, dovrebbero rispettare i criteri di Copenaghen. Per Ryszard Czarneski, polacco del gruppo conservatore e riformista, questi temi sono emersi anche in altri Paesi dell'Unione europea, inclusa la Polonia, senza che di ciò si dibattesse al Parlamento europeo. Spetta agli italiani risolvere i loro problemi interni. Patrick Le Hyaric a nome della Sinistra Unita ha criticato l'influenza sui mezzi di comunicazione del Primo ministro italiano che, a suo parere, risulta incompatibile con una democrazia moderna. Ha poi richiesto la creazione di un osservatorio europeo per la libertà di stampa. Francesco Speroni, (del gruppo 'Libertà e Democrazia', ha sottolineato che in Italia l'opposizione ha un ampio spazio sui media. Chi ritiene che in Italia non vi sia libertà di espressione, ha aggiunto, dovrebbe avviare la procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato per violazione dei diritti fondamentali, che richiede prove e documentazione allo stato dei fatti assolutamente inesistenti. Replica della Commissione Replicando al termine del dibattito, la commissaria Reding ha asserito che una normativa sul pluralismo dei media sarebbe possibile unicamente allo scopo di risolvere eventuali problemi legati al mercato interno. Il Parlamento europeo adotterà una risoluzione sulla libertà d'informazione nel corso della sessione del 19-22 ottobre a Strasburgo.


Postato da vitale emilio

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